Calazio palpebrale

Definizione: che cos’è il calazio della palpebra?

Informazioni a cura dell’oculista Dott.ssa Maddalena Forti

Il calazio palpebrale è un’infiammazione granulomatosa di una ghiandola di Meibomio.

Come si forma il calazio della palpebra?

Le ghiandole di Meibomio sono presenti nello spessore delle palpebre sia superiore che inferiore e sono circa 40 per ogni palpebra; queste ghiandole producono una sostanza oleosa che si unisce a quella acquosa e va a formare il film lacrimale.

Quando uno o più dotti escretori di queste ghiandole si occludono, il secreto non riesce ad uscire e si accumula all’interno del dotto stesso determinando uno stato infiammatorio. A questo punto, per limitare l’infiammazione, il sistema immunitario costruisce una capsula fibrosa con cui circonda e circoscrive l’infiammazione e che si fonde con il tarso che è la struttura fibrosa della palpebra; in questo modo l’infiammazione viene isolata anche da eventuali colliri o pomate che vengono applicati rendendo questa patologia cronica.

Diagnosi differenziale: differenza tra calazio ed orzaiolo

Il calazio è un’affezione delle ghiandole di Meibomio; l’orzaiolo delle ghiandole di Zeiss che sono posizionate più superficialmente; l’orzaiolo ha solitamente decorso acuto, non cronicizza e non rende pertanto necessario l’intervento chirurgico.

Il calazio, viceversa, frequentemente cronicizza e, passata la fase acuta in cui si può avere gonfiore della palpebra, arrossamento e anche dolore, rimane una "pallina" visibile e palpabile che spesso può essere rimossa solo con l’intervento chirurgico.

Qual è la storia naturale del calazio: che sintomi provoca?

Il calazio ha solitamente un esordio acuto con gonfiore, arrossamento e spesso dolore della palpebra che, in un primo momento, può sembrare diffuso, per poi localizzarsi e circoscriversi in corrispondenza della ghiandola interessata.

A seconda che si sviluppi maggiormente verso l’interno della palpebra o verso l’esterno, si possono avere granulomi infiammatori a livello della congiuntiva tarsale che possono creare sfregamento della cornea e dare bruciore e sensazione di corpo estraneo, oppure erosioni della cute con fuoriuscita del materiale infiammatorio misto a sangue.

Una volta superata la fase acuta, solitamente il calazio diventa cronico e si presenta come un rigonfiamento tondeggiante visibile e palpabile nello spessore della palpebra, in assenza di fenomeni infiammatori. In alcuni casi, tuttavia, il calazio, seppur cronico, può riacutizzarsi ciclicamente provocando nuovi sintomi e rendendo l’intervento più indicato; in altri casi, quando esista in una piccola lesione piana e non infiammata, l’intervento assume solo indicazioni estetiche.

Cosa fare quando compare un calazio?

La prima cosa da fare, quando il calazio è ancora nella fase acuta, è l’impacco di acqua calda da ripetere più volte nell’arco della giornata; non è necessario far bollire l’acqua, purchè sia ben calda; lo scopo è quello di favorire la disostruzione del dotto escretore della ghiandola occlusa e permettere la fuoriuscita del materiale prodotto, prima che si formi la capsula.

È sempre opportuno nel corso della fase acuta, instaurare terapia topica a base di colliri (o pomate nel caso di erosione cutanea) antibiotici e cortisonici: lo scopo è quello di ridurre l'infiammazione e ridurre la durata della fase acuta stessa. L’utilizzo di tali medicamenti è, invece, pressoché inutile.

In cosa consiste l’intervento chirurgico del calazio?

L’intervento chirurgico di asportazione di calazio è ambulatoriale e si effettua in anestesia locale (fatta eccezione per i casi pediatrici).

Nei casi in cui non vi sia perdita di integrità della cute, l'accesso è sempre quello interno in quanto quello anatomicamente più diretto; l'incisione all’interno della palpebra inoltre, non rende neccessaria l’applicazione di punti di sutura e non lascia segni visibili nemmeno nell’immediato postoperatorio.

Dopo infiltrazione di anestetico locale sotto cute tramite un ago estremamente sottile, viene rovesciata manualmente la palpebra ed applicata una pinza che viene stretta intorno al calazio per limitare l’afflusso di sangue.

Con un piccolo bisturi si incide il calazio e con un apposito cucchiaio si favorisce l’uscita di tutto il materiale infiammatorio granulomatoso. Successivamente, con una pinza ed una forbice viene rimossa chirurgicamente tutta la capsula che circonda la lesione. Si effettua emostasi con eventuale cauterizzazione; successivamente viene effettuata medicazione con pomata a base di associazione antibiotico e steroidea e viene applicato un bendaggio compressivo per limitare il sanguinamento.

Cosa deve fare il paziente dopo la dimissione?

Il paziente viene dimesso con bendaggio compressivo che potrà rimuovere dopo 4 o 5 ore e non dovrà più rimettere. Dovrà effettuare medicazione 3 volte al giorno con collirio antibiotico e steroideo per circa 10 giorni; nella maggior parte dei casi non sono necessari successivi controlli.

Qualora vi fosse ulcerazione cutanea, l’incisione avviene dall’esterno, si procede in modo analogo e spesso è necessario posizionare punti di sutura che andranno medicati con pomata antibiotica e rimossi dopo 7-10 giorni.

 

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